venerdì 12 giugno 2020

IL DIARIO DI DELACROIX

La passione che Delacroix nutre per la pittura è chiaramente espressa in molti passaggi del suo celebre diario.

Quali parole migliori  di quelle di un grande artista, possono aiutare i pittori di oggi nella loro formazione e nella conseguente ricerca pittorica? Allora lasciamo parlare il maestro! Sentiamo cosa ci racconta, quali esperienze ha fatto, nella vita e nell'arte,  e vediamo cosa ci può trasmettere ancora oggi.



IL DIARIO DI DELACROIX FU SCRITTO PER GLI ARTISTI! BLOG ATISTAH24 DELACROIX LA BARCA DI DANTE
LA BARCA DI DANTE - E. Delacroix


CHI ERA EUGENE DELACROIX



(26 aprile 1798 - 13 agosto 1863) Eugéne Delacroix, il cui nome completo era Ferdinand Victor Eugéne Delacroix, nasce in Francia, da una famiglia alto borghese. 

Molto dotato, grande disegnatore, compie il suo apprendistato presso l'atelier di Guérin, dove oltre ad apprendere il "mestiere" stringe profonda amicizia con Théodore Gericault, pittore di talento che purtroppo muore a soli 33 anni, lasciando però nella pittura di Delacroix un segno indelebile.


Fu proprio la pittura fortemente emotiva di Gericault (autore del dipinto La zattera della medusa per il quale Delacroix posò come modello) che influenzò profondamente il giovane Eugène, al punto che il dipinto La barca di Dante fu basato sulla forte impressione ricevuta dal modo di dipingere dell'amico Théodore.

Di formazione classica, Delacroix sarà poi considerato il maggior esponente del movimento romantico francese.




IL DIARIO DI DELACROIX: FONTE DI INSEGNAMENTO ANCHE PER I PITTORI DI OGGI



"Quando ho fatto un bel quadro, non ho affatto scritto un pensiero, dicono. Quanto sono superficiali!"

Con queste parole inizia, nell'ottobre del 1822, il diario di Eugéne Delacroix.

Ha solo 24 anni Eugéne, ma ragiona già da maestro. Ha già capito molte cose sulla pittura e le esprime compiutamente nelle pagine del diario. 


Inizia la redazione del suo diario affermando che ha intenzione di scrivere solo per sé, ma di fatto non sarà così. Quando scrive, Delacroix si rivolge agli altri pittori. Pensa a loro, e con loro instaura un dialogo segreto.

Affronta vari argomenti, così come gli vengono, in modo apparentemente slegato, ma probabilmente la vita di un artista è così. Un divenire quotidiano, segnato da lampi di intuizione da buttar giù sulla carta, oltre che sulla tela.



L'esperienza e la maturità che acquisirà nel corso della sua carriera vengono annotate giorno dopo giorno, anno dopo anno nel suo diario, che lo accompagnerà fino alla morte.  


"Tutti gli ingegni originali presentano nel loro corso le stesse fasi che l'arte percorre nelle sue diverse evoluzioni, cioè: timidità e durezza al principio, larghezza e negligenza nei particolari, alla fine." (5 agosto 1854)

Come scrive Lalla Romano, nella postfazione al Diario, il problema che Delacroix vuole risolvere è quello relativo alla sua pittura.  Egli è un pittore, e non vuole scrivere un libro, ma semmai annotare, a mano a mano che gli vengono, tutte le sue esperienze e le sue scoperte. 

E così fa, Delacroix nel suo diario, al punto che questo scritto, diventa fonte di insegnamento per le future generazioni di pittori, a cominciare dagli impressionisti, che proprio da lui acquisiscono e mettono in pratica, importanti scoperte pittoriche e coloristiche che l'artista compie, quali ad esempio l'uso del viola nelle ombre.
"L'arte del pittore è tanto più intima al cuore dell'uomo quanto più essa sembra legata alla materia: perché il pittore, come la natura, dà esattamente a ciò che è finito come a ciò che è infinito quanto gli spetta, vale a dire ciò che l'anima trova, negli oggetti che colpiscono soltanto i sensi, che la commuova intimamente."

La pittura, come la natura usa la materia per arrivare all'anima dell'uomo. I sensi del pittore e poi, successivamente, quelli dello spettatore sono fatti vibrare nel profondo più intimo, attraverso la materia fisica, che però ha la capacità di arrivare sino al cuore.

Prosegue nell'appunto del 23 dicembre del 1823
"Lavoriamo con calma e senza fretta. Appena la fatica comincia ad impossessarsi di me e il mio sangue a impazientirsi, in guardia: la pittura debole è la pittura di un debole."
Ecco un esempio in cui Delacroix ci parla, si rivolge a se stesso, ma anche ai suoi colleghi pittori, segnalando ciò che lui ha potuto provare sulla sua pelle, e che vuole condividere con gli altri, proprio come facciamo oggi con i social, nelle community. 


Ci mette in guardia su una cosa molto importante: la freschezza e concentrazione  che il pittore deve possedere mentre dipinge. Il rischio è quello di trasmettere nel quadro la propria stanchezza, ottenendo della pittura stanca e debole.

Dipingere è faticoso, non è certo un passatempo che si compie a cuor leggero. Dipingere è impegno, fatica fisica e mentale, ma questo non deve assolutamente trasparire nel quadro finito.

Scrive inoltre:
"Cerca la solitudine" (4 gennaio 1824)

Il problema della solitudine, di cui un pittore deve essere capace, è stato affrontato più volte da molti artisti, sia in epoche del passato (ne scrive anche Leonardo nel suo Trattato della pittura)  che nel presente di Delacroix e sino ai giorni nostri.  

La solitudine è correlata alla concentrazione. Esistono, e sono sempre esistiti, pittori che riescono a conversare con persone in visita nello studio o ascoltare la declamazione di poesie mentre creano, ma il più delle volte occorre essere soli. Per "sentire" ciò che la propria anima ha da dire ed entrare in contatto con il sé più profondo.


 "(...) la calma che dà la vita regolata, la salute non rovinata dalle infinite concessioni fatte al disordine passeggero a cui trascina la compagnia degli altri. Lavoro continuato e molto da fare"  (4 aprile 1824)


In questo successivo paragrafo, Delacroix ribadisce quanto appena detto. C'è una sorta di rinuncia da parte sua (e la sua biografia lo conferma) ai piaceri mondani, alla compagnia degli altri, di cui spesso peraltro accusa la noiosità. Persino le donne sono bandite dalla sua vita, pur rimanendone comunque affascinato.

E' però una rinuncia non priva di sofferenza. E' un giovane uomo quando scrive l'appunto precedente (ha appena 26 anni) mentre è uomo adulto, nel 1847 quando, riflettendo forse sulla sua vita passata, scrive:
"Faccio riflessioni amare sulla professione di artista; questo isolamento, questo sacrificio di quasi tutti i sentimenti che animano la maggior parte degli uomini."  (3 febbraio 1847)





LA PASSIONE PER LA PITTURA: LAVORO, ISPIRAZIONE E GENIO



C'è una cosa però che consola e riempie la vita di Eugène Delacroix: la pittura!
"Tornato allo studio ci ritrovo il buonumore" (6 marzo 1847)
"La paura di essere disturbato quando sono solo deriva ordinariamente dal fatto che io sono occupato dalla mia grande faccenda che è la pittura: io non ne ho nessun'altra importante." (1° luglio 1854)
Questa è la ragione della sua vita, ne è pienamente consapevole, e la persegue con determinazione e coraggio. La solitudine lo rattrista, forse, a volte, dato che comunque è un uomo, ma non lo spaventa, al punto che la sceglie senza esitare.

Era ancora un giovane pittore quando scrive:
"Quando una cosa ti annoia, non farla. Non correre dietro una vana perfezione. Ci sono certi difetti per l'uomo volgare che sovente danno la vita. - Il mio quadro acquista una torsione, un movimento energico che devo assolutamente portare a termine. Ci vuole del buon nero, di quello sporco che fa bene. Bisogna riempire: se è meno naturale, sarà più fecondo e più bello. Confesso che ho lavorato con passione. Io non ne voglio sapere della pittura ragionevole; il mio spirito inquieto si agiti, disfaccia, cerchi in cento maniere prima di arrivare al punto che voglio raggiungere e che mi tormenta in tutte le cose. (...) Tutto quello che ho fatto di buono, è stato fatto così." (9 maggio 1824)
In questo passo del suo diario, viene fuori tutta la sua passione, il suo animo ribelle ed appassionato. Il pittore non ne vuole sapere di dipingere con calma e ragionamento, egli esegue i suoi dipinti mosso dall'impeto della giovinezza e dell'energia e non teme l'imperfezione, ma anzi la considera "un qualcosa" che dona vita al dipinto.

Leggendo questo appunto sembra di poterlo vedere all'opera davanti alla tela, mentre "butta giù" colore con gestualità e perizia. 


Un passaggio importante, che trasmette a noi pittori è dove dice "il mio spirito inquieto si agiti, disfaccia, cerchi in cento maniere.."  dal quale possiamo trarre insegnamento su come condurre la propria ricerca pittorica. Fare, rifare, disfare e riprovare...solo così si può giungere a trovare ciò che si sta cercando.
" (...) ciò che gli uomini di genio fanno, non sono le idee nuove, ma l'idea, di cui sono posseduti, che ciò che è stato detto non è stato ancora detto abbastanza." (15 maggio 1824)
Anche questo passaggio, è altrettanto acuto ed importante! Ovvero che le idee, già formulate nel passato da altri grandi artisti, possono essere riprese, approfondite, ampliate e portate avanti. Di fatto nulla è veramente originale, deriva sempre da qualcosa di preesistente, da una conseguente evoluzione. Delacroix lo aveva acutamente capito. 

Si tratta di raccogliere il testimone, di portare avanti il lavoro già iniziato da altri e magari anche già sviluppato, ma non abbastanza da essere considerato compiuto e totalmente esaurito. C'è sempre spazio per miglioramenti ed evoluzioni.

Prosegue nel paragrafo successivo:
 "La novità è nello spirito che crea, e non nella natura che è dipinta."
e inoltre 
"...Tu sai che c'è sempre del nuovo, mostralo loro dove essi non l'hanno riconosciuto... Fa loro credere che non avevano mai sentito parlare dell'usignolo e dello spettacolo del vasto mare, e di tutto quello che i loro organi grossolani non arrivano a sentire se non quando qualcuno si è preso la briga di sentire per loro."

Credo che questi passaggi del diario di Eugène Delacroix siano di fondamentale importanza per noi pittori, e occorre farne tesoro! Il pittore ha una missione che è quella di sentire e raccontare, portare alla luce il non-visto, ciò che c'è ma probabilmente sfugge ai più.

Successivamente nel suo diario, Delacroix affronta il tema dell'espressione, del linguaggio in pittura, ed afferma:
"L'espressione non ti deve impacciare; se tu coltivi la tua anima, essa troverà la strada per mostrarsi: si farà essa stessa un linguaggio (...)"  (15 maggio 1824)
Anche in questo caso, l'artista ci parla, e sta dando un suggerimento importante ai colleghi pittori . Egli è ancora un ragazzo, ma ha le idee molto chiare, e ce le trasmette.


Il linguaggio pittorico di ciascun artista è qualcosa che probabilmente si ha dentro; occorre farlo emergere coltivando la propria anima e lavorando sulle proprie opere senza farsi limitare da un determinato tipo di espressione, ma lasciarla libera di fluire. 

Negli scritti dei giorni successivi, Delacroix riflette su cosa sia l'ispirazione e su cosa si provi nell'averla sperimentata. Scrive il giovane pittore:


"Ma tu sai cos'è lavorare in stato di ispirazione? Quanti timori e quale angoscia svegliare il leone che dorme (...) " (6 giugno 1824)

L'ispirazione è descritta come un leone dormiente, che ad un certo punto, mediante il lavoro, viene svegliato. E allora ecco che salgono i timori e le angosce, probabilmente legate all'impeto che ciò comporta. All'assorbimento totale che il pittore prova in quello stato dell'essere e a cui non può sottrarsi.

Un altro tema caro a Delacroix (da artista romantico quale lui era)  è il concetto di "genio" e nel 1844 scrive queste parole:
"La gente crede che il genio debba essere sempre uguale a se stesso e che si alzi tutte le mattine come il sole, fresco e riposato, pronto a tirar fuori dallo stesso magazzino sempre aperto, sempre pieno, sempre abbondante, nuovi tesori da riversare su quelli del giorno innanzi. " (22 settembre 1844)

Ma il genio è soprattutto lavoro! Questo credo voglia dire Delacroix; non è uno status in cui l'artista viene a trovarsi con facilità e per nascita. Magari lo è in parte; ma non del tutto. Genio è soprattutto fatica, ricerca e determinazione.

Prosegue, l'artista nel paragrafo successivo:
"La  qualità principale del genio è quella di coordinare, collegare, unificare i rapporti, di vederli più giusti e più estesi." 

Delacroix coglie un aspetto della genialità, che forse, così acutamente, è stato spiegato solo di recente da studi nell'ambito delle neuroscienze. La caratteristica di un cervello geniale,  di coordinare e organizzare efficacemente le informazioni, e di renderle disponibili nel modo migliore. 

In epoca romantica, quella in cui Delacroix visse, il problema delle caratteristiche proprie del genio era molto sentito e dibattuto tra artisti e letterati. 

In generale, il genio è colui che, contrariamente alla gente comune, viene colpito da tutto ciò che esiste in natura, indipendentemente dal fatto che, l'oggetto di cui ha percezione, abbia una utilità diretta per se stesso. Una personalità geniale è interessata a tutto ciò che la circonda,  avvertendo un sentimento.

Entra successivamente in gioco l'immaginazione, la quale è in grado di far rivivere, attraverso il ricordo, sensazioni ancora più forti di quelle originarie, che l'artista di genio rivive e traduce in un'opera dai caratteri universali.

Qualche anno più tardi, Delacroix ci offre ancora una riflessione sullo stesso tema, e sul concetto di lavoro dell'artista, osservando che:
"Erano senza dubbio agitati da quella specie di febbre che prende tutti gli artisti durante il lavoro, e che non è esente da inquietudine; ma quella inquietudine, che è l'ansia di non essere abbastanza alti come esige il proprio genio, è ben lungi dall'essere un tormento: è un pungolo senza il quale non si farebbe niente" (3 luglio 1846)

Quella smania o ansia febbrile, che ciascun artista ha senz'altro provato più volte durante il proprio lavoro, pervasa da una certa inquietudine, legata al timore di non essere all'altezza delle proprie aspirazioni artistiche, viene però nel contempo percepita come positiva, e ben lungi dall'essere un tormento, per usare le parole di Delacroix. 

Essa si trasforma nel motore che muove l'arte e l'artista nel suo fare artistico, spronandolo a dare il meglio di sé.

Il passo seguente, è invece il frutto di un ragionamento fatto con il suo amico e altrettanto grande artista: il compositore Chopin. Durante una passeggiata in carrozza, i due amici conversano di arte e successivamente Delacroix annota alcune considerazioni:

"(...) l'arte allora non è più quello che tutti credono, cioè una specie di ispirazione  che viene da non si sa dove, che procede a casaccio e non fa vedere che l'esteriorità pittoresca delle cose. Ma è la ragione stessa arricchita dalla fantasia, che si sviluppa secondo la necessità di una legge superiore." (7 aprile 1949)

Anche Delacroix, come altri grandi artisti, avverte la presenza di una legge superiore che muove l'artista durante il suo lavoro. 

E' la cosiddetta ispirazione, che però, secondo Delacroix, non è un'entità astratta che sopraggiunge a casaccio e per caso fortuito, ma bensì il frutto della ragione unita alla fantasia, in altre parole del genio!


Vedi anche: Come dipingere un quadro impressionista - tecnica e metodo



LA TECNICA DI DELACROIX: L'ABBOZZO E IL NON-FINITO  



Dal diario di Eugène Delacroix possiamo estrarre preziosi consigli a riguardo della tecnica che egli adottava nel realizzare le sue opere

Molti passaggi del diario fanno riferimento a consigli tecnici, e a scoperte che nel corso della sua carriera di pittore egli ha potuto sperimentare e mettere a punto.


"(...) Ricordarsi come ho risolto semplicemente la testa; era abbozzata con un tono molto grigio e spento. Ero incerto se l'avrei lasciata ancora più in ombra o se ci avrei messo dei chiari più vivi; ho appena accentuato i chiari sulla massa ed è bastato colorare con toni caldi e riflessi tutta la parte in ombra. Benché la luce e l'ombra abbiano quasi lo stesso valore, i toni freddi dell'una a caldi dell'altra bastano ad accentuare i rapporti."  (10 giugno 1847)

 

Ma facciamo un passo indietro. 

Siamo nel 1824, e Delacroix è ancora un giovane pittore, sebbene considerato già da molti un maestro. 

Ha già realizzato il capolavoro La barca di Dante, dipinto nel 1822 e oggi conservato al Louvre, da cui emerge tutta la potenza pittorica dell'artista.

Il dipinto La barca di Dante, presentato al Salòn di Parigi di quell'anno, fu accolto con grande entusiasmo da alcuni, che videro nell'opera persino una mano pari a quella di Rubens, mentre da altri fu stroncato, arrivando persino a definire l'opera "una vera e propria imbrattatura".

Due anni dopo questo evento, scrive nel diario:
"La prima e più importante cosa in pittura sono i contorni. Il resto potrebbe essere molto trascurato, ma se ci sono i contorni la pittura è ferma e finita. Io ho bisogno più di chiunque altro di starci attento: pensarci continuamente e cominciare sempre da lì."  (7 aprile 1824)
e prosegue poi dicendo
"Raffaello deve a questo il suo finito..."

Ma Delacroix ama il "finito"? I contorni nei suoi dipinti non sono così precisi, e sarà proprio questa la sua forza.

La sua pennellata rivoluzionaria è basata soprattutto sulla pura espressione pittorica e sulla indefinitezza di un non-finito

Nelle pagine del diario, Delacroix scrive spesso, e a più riprese nel corso degli anni, annotazioni circa l'abbozzo e il modo di abbozzare.  

L'11 di aprile del 1832 si trova ad Ahin-El-Dalian in Marocco e scrive:
"Abbozzare i personaggi in bruno, salvo poi schiarire per farli risaltare"
E' una semplice annotazione tecnica, che però ci fa comprendere il suo modo di lavorare, fresco e deciso.

Qualche anno più tardi, nel 1843 annota:


"Ci sono delle linee che sono dei mostri: la linea retta, la serpeggiante regolare, e soprattutto due parallele. (...) Non vi sono parallele in natura, né dritte né curve. Quanti animali lavorano con accanimento a distruggere la regolarità! La rondine sospende il nido sotto i cornicioni del palazzo, il verme traccia la sua strada capricciosa nella trave. Di qui il fascino delle cose antiche  e in rovina. La cosiddetta vernice del tempo: la rovina riavvicina l'oggetto alla natura"

La regolarità, è ciò contro cui Delacroix combatte. Non ama le linee rette o troppo nette e regolari, e trova che neanche la natura le ami. Le sue acute osservazioni portano nella direzione dell'indefinito, del non-regolare e della potenza espressiva lasciata libera. 

Naturalmente l'amore per le rovine del tempo, è anche un concetto di origine romantica, che è il periodo storico a cui Delacroix appartiene e di cui è sommo esponente. 

Diversi anni più tardi scrive ancora: 
"Uno dei grandi vantaggi dell'abbozzare col tono è l'effetto di insieme senza preoccuparsi dei particolari, consiste nell'essere costretti a mettere soltanto quelli assolutamente necessari." (2 marzo 1847)
La sintesi e l'abbozzo sono la forza dei suoi quadri. Questa è la caratteristica della grande pittura. Non essere pedanti e non focalizzarsi su dettagli inutili. Il dipinto deve trasmettere un messaggio d'insieme, che arrivi diretto al punto; senza fronzoli.

Prosegue poi a proposito dello sfondo su cui sono inserite le figure
" (...) la semplicità dello sfondo mi permetterà, anzi costringerà a non metterci che l'indispensabile. Portato l'abbozzo a questo punto, bisognerebbe fare, per quanto possibile, un pezzo alla volta e non proseguire il quadro tutto insieme (...)" 
In questo passo del diario, Delacroix rivela un altro dettaglio del suo modo di lavorare: dipingere il quadro sopra l'abbozzo, focalizzandosi poi,  singolarmente su ogni parte del dipinto, e non su tutta la superficie in generale. Probabilmente, così facendo, riusciva a definire esattamente una zona (presumo la principale) e partendo da lì, costruire e modulare tutto il quadro.


"Mi sono detto mille volte che la pittura, la pittura materialmente intesa, non è che il pretesto, un ponte tra lo spirito del pittore e quello di chi guarda. La fredda esattezza non è l'arte; l'ingegnoso artificio, quando piace o è espressivo, è arte senz'altro." (18 luglio 1850)


Delacroix torna più volte a ragionare su come debba essere intesa la pittura e su cosa sia l"arte". Nel 1850 troviamo questo passo del diario,  in cui il pittore ribadisce il ruolo dell'immaginazione, della fantasia e dell' espressività. 

Vede la pittura come un ponte tra la sua anima e quella dello spettatore, e per far si che questo "ponte" funzioni, il pittore deve allontanarsi dalla riproduzione fredda ed esatta di ciò che vede per dirigersi verso la pittura espressiva che origina dal suo intelletto e dal suo "sentire".

Nei successivi due passaggi del suo diario un Delacroix ormai maturo, e pienamente padrone della sua arte, scrive:

"Ciò che fa si che l'abbozzo sia l'espressione per eccellenza, non è la soppressione dei particolari, ma la loro subordinazione alle grandi linee che devono colpire innanzitutto" (23 aprile 1854)

"Il grande artista concentra l'interesse sopprimendo i particolari inutili (...) la sua mano potente ordina e stabilisce, aggiunge o sopprime, e dispone liberamente di cose (...)" (28 aprile 1854)

Delacroix è sempre più concentrato sulla soppressione dei dettagli, sul lavorare di immaginazione. Egli "dispone liberamente di cose" e lo fa in modo da rendere il suo dipinto, espressivo, comunicativo, di grande impatto visivo attraverso le linee che, come lui stesso afferma, devono colpire subito lo sguardo dello spettatore.

"Essi credono che saranno più veri gareggiando con la natura in verità letterale, ma accade il contrario: più è letterale l'imitazione, più è piatta, più mostra come la rivalità con la natura sia impossibile." (25 maggio 1854).

Ancora un elogio alla fantasia e all'immaginazione che deve muovere la grande arte. Più gli anni passano e più la ricerca pittorica di Delacroix va in questa direzione. 


Alla fine della sua vita e della sua carriera Eugène Delacroix si congeda dal mondo, dopo aver vissuto e dipinto con tutta la passione che ancora oggi traspare immutata dai suoi quadri. 

Alla fine egli concluderà il suo diario, che lo ha accompagnato per tutta la sua vita, con una frase, che ritengo riassuma appieno ciò che la pittura dovrebbe essere
"La prima qualità di un quadro è di essere una gioia per l'occhio (...)." (22 giugno 1863)

Delacroix morirà poco dopo, nel mese di agosto dello stesso anno, lasciandoci meravigliose opere immortali, e questo diario, testimonianza del suo amore per la pittura.




IL DIARIO DI DELACROIX FU SCRITTO PER GLI ARTISTI! BLOG ARTISTAH24 - COPERTINA DEL LIBRO IL DIARIO DI DELACROIX



Bibliografia

Eugène Delacroix - Diario 1822-1863 (A cura di Lalla Romano) - Carte d'artisti 49 - Abscondita  



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